giovedì, 18 giugno 2009

World Air Games Torino 2009

 

Ho passato tre giorni con il naso all’insù, tre giorni di emozioni grandi, di ooooh che uscivano dalla bocca spalancata ammirando evoluzioni nel cielo, tre giorni che ritornano con dei flash ancora oggi.

 

Alianti che lenti nel cielo disegnavano strisce colorate… pattuglie acrobatiche che facevano tremare il cuore incrociandosi a velocità folle, che si aprivano come fiori, si avvolgevano a vite o si lanciavano in picchiate da paura… paracadutisti che letteralmente si giravano su se stessi in un atterraggio che ogni volta ti faceva trattenere il fiato… modellini di aerei che in volo lanciavano coriandoli luccicanti che al sole esplodevano in luci intermittenti… il rombo di un aereo che si presenta ancora gagliardo nonostante l’età vetusta…

 

Questi mi hanno emozionato a non finire, pensavo che non sarei riuscita a dire cosa avevo preferito sino a sabato verso le 20…

 

Immagina il sole che lentamente si appoggia sulle montagne… il caldo della giornata si stempera e si respira… la giornata è stata piena di emozioni e questa calma le sta facendo rivivere…

Guardando verso le montagne vedi arrivare degli spicchi colorati, tanti, uno dietro l’altro, nel silenzio senti il suono del motore, basso che non disturba, fa quasi da sottofondo musicale all’arrivo della pattuglia di paramotori “ Audace”…

Compiono anche loro figure nell’aria come gli aerei, ma qui è tutto più rilassato, l’occhio non si stacca dai colori, lo spirito sa che sta chiudendo la giornata in bellezza.

 

 

 

Le foto penso che parlino da sole, come si fa a descrivere cosa ho provato in quel momento?

Mi viene da dire una cosa… uno di quei momenti nei quali sai che stai vivendo qualcosa di unico, irripetibile.

 

 

Torno a casa con il sorriso, la pelle che scotta per il sole di tutta giornata, felice e soddisfatta.

L’indomani, domenica 14, c èra il Gran Galà, giornata di chiusura dei Giochi, e qui le emozioni non si contano… anche il semplice gesto di sventolare il cappellino in segno di plauso ai piloti che sfilavano davanti ai miei occhi, dopo ogni esibizione, era un’emozione forte… qui è stato tutto un giocare con le ali di aerei e alianti, cosa riescono a fare è incredibile agli occhi di una che vola solo con la fantasia perché soffre di vertigini…  

 

 

Se pensavo che la serata precedente, con la vista della pattuglia di paramotori, pensava di aver fatto il pieno di emozioni beh, si sbagliava…Anche la domenica sera mi ha regalato un’emozione unica, questa in particolare sarà di quelle che mi porterò dentro…

 

 

 

Veder volare Christian Moullec con al suo seguito uno stormo di oche è qualcosa di grande… ho avuto la sensazione di star vivendo una magia, una favola…

Ti trasmettevano la loro unione, la fiducia che le oche avevano in lui e viceversa, la complicità dei movimenti… gli unici suoni i ronzio del motore e le oche…

In quel momento ho sentito come se tutti stessero facendo pace con il mondo…

Perché questo è il messaggio che ho letto nel seguire il loro volo… le cose belle ci sono, le cose belle sono lente, tranquille, e proprio perché sono lente hanno il tempo di attaccarsi dentro di te.

 

Non è stato poi alla fine solo un seguire qualcosa che mi piace, è stato un portarmi a casa in una sola serata due momenti, uno più dell’altro, che saranno tra le cose belle della mia vita.

 

P.S. Dedicato a tutti voi che non eravate lì.

 

Tesslu alle 21:44 in: diario, emozioni, motori, torino, rilassarsi, foto by tesslu
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giovedì, 18 giugno 2009

World Air Games Torino 2009

 

Ho passato tre giorni con il naso all’insù, tre giorni di emozioni grandi, di ooooh che uscivano ammirando evoluzioni nel cielo, tre giorni che ritornano con dei flash ancora oggi.

 

Alianti che lenti nel cielo disegnavano strisce colorate… pattuglie acrobatiche che facevano tremare il cuore incrociandosi a velocità folle, che si aprivano come fiori, si avvolgevano a vite o si lanciavano in picchiate da paura… paracadutisti che letteralmente si giravano su se stessi in un atterraggio che ogni volta ti faceva trattenere il fiato… modellini di aerei che in volo lanciavano coriandoli luccicanti che al sole esplodevano in luci intermittenti… il rombo di un aereo che si presenta ancora gagliardo nonostante l’età vetusta…

 

Questi mi hanno emozionato a non finire, pensavo che non sarei riuscita a dire cosa avevo preferito sino a sabato verso le 20…

 

Immagina il sole che lentamente si appoggia sulle montagne… il caldo della giornata si stempera e si respira… la giornata è stata piena di emozioni e questa calma le sta facendo rivivere…

Guardando verso le montagne vedi arrivare degli spicchi colorati, tanti, uno dietro l’altro, nel silenzio senti il suono del motore, basso che non disturba, fa quasi da sottofondo musicale all’arrivo della pattuglia di paramotori “ Audace”…

Compiono anche loro figure nell’aria come gli aerei, ma qui è tutto più rilassato, l’occhio non si stacca dai colori, lo spirito sa che sta chiudendo la giornata in bellezza.

 

Le foto penso che parlino da sole, come si fa a descrivere cosa ho provato in quel momento?

Mi viene da dire una cosa… uno di quei momenti nei quali sai che stai vivendo qualcosa di unico, irripetibile.

 

 

Torno a casa con il sorriso, la pelle che scotta per il sole di tutta giornata, felice e soddisfatta.

L’indomani, domenica 14, c èra il Gran Galà, giornata di chiusura dei Giochi, e qui le emozioni non si contano… anche il semplice gesto di sventolare il cappellino in segno di plauso ai piloti che sfilavano davanti ai miei occhi, dopo ogni esibizione, era un’emozione forte… qui è stato tutto un giocare con le ali di aerei e alianti, cosa riescono a fare è incredibile agli occhi di una che vola solo con la fantasia perché soffre di vertigini…  

 

 

Se pensavo che la serata precedente, con la vista della pattuglia di paramotori, pensava di aver fatto il pieno di emozioni beh, si sbagliava…Anche la domenica sera mi ha regalato un’emozione unica, questa in particolare sarà di quelle che mi porterò dentro…

 

 

 

Veder volare Christian Moullec con al suo seguito uno stormo di oche è qualcosa di grande… ho avuto la sensazione di star vivendo una magia, una favola…

Ti trasmettevano la loro unione, la fiducia che le oche avevano in lui e viceversa, la complicità dei movimenti… gli unici suoni i ronzio del motore e le oche…

In quel momento ho sentito come se tutti stessero facendo pace con il mondo…

Perché questo è il messaggio che ho letto nel seguire il loro volo… le cose belle ci sono, le cose belle sono lente, tranquille, e proprio perché sono lente hanno il tempo di attaccarsi dentro di te.

 

Non è stato poi alla fine solo un seguire qualcosa che mi piace, è stato un portarmi a casa in una sola serata due momenti, uno più dell’altro, che saranno tra le cose belle della mia vita.

 

P.S. Dedicato a tutti voi che non eravate lì.

 

  

Tesslu alle 21:33 in: diario, emozioni, motori, torino, foto by tesslu
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domenica, 24 maggio 2009

 

Piccolo pensiero per chi passa da qui... e se vi spostate con il cursore nella vaschetta...

Tesslu alle 12:03 in: amicizia, regali
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mercoledì, 22 aprile 2009

Nocciola Piemonte caramellata ricoperta di cioccolata… una caramella, un bonbon…

 

A volte il passato ritorna con una caramella… ritornano i ricordi in maniera così forte, ti investono come un’uragano…

 

Questa piccola delizia è legata a sette anni della mia vita, sette anni passati in collegio.

Non il collegio per signorine, ma un collegio per bambine con problemi familiari.

Eravamo tutte figlie di famiglie con gravi problemi messe lì dalle assistenti sociali, figlie di separati come nel caso mio e di mia sorella (negli anni 70 il divorzio non era ancora passato) figlie di ragazze madri, di prostitute, chi orfane di padre, chi di madre…

 Quaranta bambine in età compresa tra i 7 e i 14, io li ho fatti tutti i passaggi dai 7 ai 14… mia sorella era la più piccola, lei si è fatta dai 5 ai 12 anni lì dentro.

Sembra che parlo di un carcere, vero?

In fondo lo è stato, anche se a scuola andavamo fuori, con i bambini che avevano una vita e una famiglia normale, noi finite le lezioni tornavamo là dentro.

Per i compagni di scuola eravamo “quelle del collegio”…le diverse.

 

Ricordo ancora il primo giorno…

Parliamo di ben trentotto anni fa, ma lo ricordo ancora quel primo giorno.

Un corridoio che ci ha portate in un salone, la sala ricreazione, pieno di bambine che ci guardavano e noi spaventate perché da quel momento quella sarebbe diventata la nostra seconda casa.

La suora ci ha presentato come “ le nuove bambine”, e gli sguardi di tutte loro, non di accoglienza, perché erano arrivate altre due con le quali dover combattere per ricevere attenzione.

 

Mia madre era andata via di casa lasciandoci, mio papà in ospedale, l’unica soluzione il collegio. Ma vai a spiegarlo ad una bambina… come puoi farle capire che a casa non può stare e che da quel giorno potrà ritornare nella sua vera casa solo dal sabato pomeriggio alla domenica sera?

 

Quante volte alla domenica a me veniva la febbre e Elena cominciava a vomitare, una reazione fisica al sapere che alla sera saremmo salite in auto per ritornare là dentro.

 

I primi anni i dormitori erano stanzoni grandi, con i letti in fila separati da un comodino, tutti i nostri vestiti avevano un numerino attaccato che era il nostro numero ed erano messi in armadi a muro lungo un corridoio.

Non potevamo scegliere, loro ci preparavano una pila di biancheria che comprendeva tutto, ci veniva data prima di fare il bagno e con quella si scendeva giù dove ci aspettavano una fila di vasche e a turno tutte ci lavavamo.

 

C’era il refettorio dove mangiavamo, e il cibo scarseggiava sempre. C’era un mobile con tanti stipi e lì ognuna metteva il proprio tovagliolo e se avanzava il pane che tenevamo per quando avevamo fame, ma il più delle volte arrivavi e qualcun’altra te lo aveva preso… e rimanevi con la fame.

 

Alla mattina ci davano la merenda da portare a scuola, era dentro un sacchetto di plastica dove avevano attaccato con lo scocth un bigliettino con il nome. Mio papà ci comprava le brioche e le trovavamo nel nostro sacchettino, era per me come averlo vicino… Al ritorno da scuola ridavi il sacchetto per il giorno dopo.

 

Ricordo il bagno a fianco della sala ricreazione, era sotto il livello della strada e da lì il sabato pomeriggio potevo vedere quando mio papà parcheggiava la macchina per venirci a prendere. Chissà se ha mai saputo quanto tempo stavo lì con gli occhi sollevati a guardare, spiare il suo arrivo.

 

Per assurdo, io a mia sorella non siamo state unite in quegli anni, tutte e due affamate di amore, di attenzioni, eravamo in competizione come con tutte le altre.

 

Solo un paio di suore erano gentili con noi, Suor Anna su tutte ricordo, c’era poi suor Diomira invece che era di un cattivo… riguardando una foto della mia Cresima dove c’è lei la rivedo, alta, secca, frustrata.

Erano ancora gli anni nei quali farsi suora il più delle volte non era una vocazione, così in qualche modo tu, anche se piccola, lo sentivi che ti facevano pagare la loro frustrazione per una vita che non potevano viversi perché anche loro prigioniere lì dentro.

 

Uscita da lì a 14 anni io e a 12 mia sorella, siamo andate in tribunale e abbiamo detto che volevamo andare a vivere con nostro padre. Non è stato facile, ricordo che il giudice era rimasto scandalizzato dal fatto che quasi urlando dicessimo che con nostra madre non volevamo stare come invece lui voleva, per di più in quegli anni non affidavano ad un padre, per di più malato, i figli, figuriamoci poi due bambine. Ma alla fine tra quanto avevamo espresso noi, e i vari atti del tribunale, a nostro papà siamo state affidate!

 

Per anni ho avuto incubi del collegio, sono riuscita a calmarli andandoci un giorno, anni dopo, da adulta.

Da fuori ho guardato quei muri, le finestre, il cortile, la finestra dell’attesa… non sarei mai più ritornata lì dentro, gli incubi sono così passati, libera finalmente da quel posto.

 

Ma è bastata una caramella per riportarmi lì dentro.

 

Mio papà ci aveva comperato un sacchetto gigante di quelle caramelle per essere messe nel sacchetto della colazione, ma una sera la famosa suor Diomira le ha prese a manciate e le ha gettate per terra così che tutte le altre bambine potessero prenderle.

Non ricordo se l’avevo fatta arrabbiare, ma quanto ho pianto! Sapevo che mio papà faceva sacrifici per comprarci le caramelle e le brioche, e vederle buttate così, per terra alla presa di tante mani era stato come un’offesa grandissima verso il mio papà.

 

Quelle caramelle nonostante fossero buonissime non sono mai più riuscite a mangiarle, e quando le vedevo nei negozi ritornavo là dentro…

 

Ma l’altro giorno mia sorella me ne ha portato un sacchetto… appena ha visto la mia faccia mi ha detto

-          Lo so, lo so che anche a te fa male vedere queste caramelle, ma ricorda invece che papà ce le comprava con amore… questo devi ricordare… -

Ci siamo abbracciate come solo due che hanno condiviso così tanto possono fare, e l’amore che provo per mia sorella è diventato se possibile ancora più grande.

Abbiamo poi parlato… non lo avevamo mai fatto, faceva male a tutte e due ritornare con i ricordi lì.

Ma a volte solo chi ha condiviso con te può capire veramente, perché puoi cercare con tutte le parole del mondo di raccontare, spiegare, cercare di rendere l’idea, ma non è possibile.

 

E’ stato un accavallarsi di ricordi, molte cose le ricordavamo insieme, poi c’erano i ricordi personali, e tutte e due ci siamo dette che eravamo state lì fuori… e tutte e due ci siamo dette il desiderio di ritornarci, ma insieme questa volta, e se possibile entrare lì dentro.

Rientrare per vedere le stanze, i corridoi che ancora ritornano nei sogni (non più terribili come prima) rientrare per poter vedere dove abbiamo vissuto…

Perché solo ritornando dentro prendi coscienza che quella cosa l’hai vissuta veramente, che non era solo un qualcosa che sognavi, che ti faceva paura.

Sembra assurdo vero? Ma è così. E’ come se dentro di te, per difenderti, quello che avevi vissuto prende una forma diversa, ti allontani, e con il passare degli anni diviene sì ricordo, ma come di qualcosa vissuto da qualcun altro.

 

Ho cercato, benedetto Google…  Fondata nel 1939 dalla congregazione Suore Ministre degli Infermi   

Con la denominazione “Casa delle Bimbe” adibita all’accoglienza di minorenni in difficoltà.

Oggi è una comunità che accoglie ragazze maggiorenni con problemi.

 

Ho telefonato e ad una voce gentilissima ho spiegato e chiesto se era possibile entrare. Immaginavo non fosse possibile, ma sentendo una voce proveniente da là dentro è stato forte… senza rendermene conto ho proseguito la telefonata piangendo e dall’altra parte del telefono quella voce sempre gentile mi ha capita.

Ho visto le foto, ora è tutto colore, colore ovunque.

Tra quelle mura oggi ci sono ragazze che hanno gravi problemi, sapere che vivono in un luogo accogliente per nulla simile a quello che ha viste noi in quegli anni, non so come spiegarlo… sapere che quelle suore non ci sono più, che tutto è colore e gentilezza, ecco, so che sono accolte bene.

 

Andremo ancora là fuori, insieme, io e mia sorella, e anche se non potremo entrare sapremo che noi ci siamo state, che lo abbiamo vissuto quel posto e ne siamo uscite, un po’ ammaccate ma ne siamo uscite.

 

mercoledì, 15 aprile 2009

Ford Mustang Shelby GT 500

Oggi sembrava una giornata come tante altre, la sveglia che suona, colazione e via al lavoro, tornare a casa per cambiarsi per l’appuntamento con lo psicologo, cuffie del lettore nelle orecchie e via a prendere la metro e poi il tram.

Da adesso in poi cercate di immaginare la scena…

 

Lu sul tram che ascolta i Coldplay, tranquilla guardando alla città e alla gente quando ad un tratto un suono, una musica diversa passa attraverso le cuffie…  orecchie che stentano a credere… giro gli occhi e La vedo passare… devo aver visto male, non è possibile… il tempo di alzarmi in piedi e ne vedo passare un’altra seguita da un’altra e un’altra ancora!

Quattro, ripeto quattro  Ford Mustang!!!

Ora non ridete, ma il cuore ha iniziato a battere e sentivo il sangue che nelle vene scorreva facendo la Ola…

Perché dovete sapere che la Shelby è l’Auto dei miei sogni, quella che mi emoziona più di tutte, il sogno irraggiungibile!

Beh, mi sono portata sul davanti del tram, quasi appoggiata all’autista, con un’espressione sognante negli occhi seguendo con gli occhi il mio amore, ma che dico? Ben quattro esemplari del mio amore!

L’autista mi dice – E’ il 55 quello davanti – al che io con voce incredula – No, No! Sono quattro Mustang Shelby! –

Ha girato gli occhi guardandomi stupito… Beh, non gli capiterà tutti i giorni di vedere una fanciulla in preda all’emozione per delle auto…

Scendo alla fermata che non è la mia, ma non importa, devo seguirle, riuscire a vederle meglio il più a lungo possibile e, colpo di fortuna, si fermano in piazza Vittorio.

Mi mordo le mani però, non ho la macchina fotograficaaaaaaa accidentiiiiiii!!!!

Va beh, farò tante foto con gli occhi e le memorizzerò nel cervello… meglio di niente, giusto?

 

Con il cuore che accelera i battiti mi avvicino e cavolo, l’ avevo solo e sempre vista in foto e nei tanti video che mi sono scaricata, ma dal vivo ragazzi è da cardiopalma!

C’erano due Shelby GT 350, una Cobra e la mia preferita, la Shelby GT 500, nera, magnifica…

Dovevo sapere come mai erano lì e così dopo essermi riempita gli occhi ho chiesto se c’era qualcuno che parlava italiano, fortuna che uno di loro era italiano, ho chiesto informazioni e ci siamo messi a chiacchierare..

Pensate un po’… un libanese amante del genere ha organizzato un tour in giro per questo nostro piccolo mondo con ben dieci modelli della tanto amata, il signore italiano me lo ha presentato dicendogli che la fanciulla era un’amante della Shelby… lui non so cosa ha detto perché non so l’inglese ma dall’espressione pareva contento… e te credo!

 

Ho aspettato che le mettessero in moto e mamma mia… un leone che fa le fusa e poi ruggisce partendo!

Ciao ciao sogno mio, è stato bello poterti vedere dal vivo finalmente!

 

Guardo poi l’ora e mi accorgo che sono un’attimino in ritardo per l’appuntamento con lo psic… trafelata arrivo, entro nello studio, mi siedo e dò sfogo all’adrenalina che ancora mi scorre in corpo.

Troppo ridere quando gli dico – Mi scuso per il piccolo ritardo ma c’erano quattro Mustang Shelby! – al che lui – Cosa sono? –

Conosce già la mia passione, ma non mi aveva mai vista così emozionata e felice… ridendo gli dico che forse neanche il giorno che gli parlerò di un eventuale fanciullo in vista sarò così emozionata.

 

Lui meno male non si stupisce, dopo tre anni e mezzo mi conosce come pochi, ma è stato buffo parlare con così tanto entusiasmo di un’auto ad un uomo che di auto capisce poco…

 

La maschiaccia Lu oggi è tornata a casa felice, ci vuole poco perché una giornata come tante altre si sia trasformata poi in una giornata da ricordare… a volte basta anche solo vedere il proprio sogno percorrere le vie della propria città!

Tesslu alle 22:24 in: vita, diario, emozioni, motori, confessioni, torino
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domenica, 12 aprile 2009

Il volto della pace Stampa artistica di Pablo Picasso

Picasso - Il volto della pace

 

BUONA PASQUA!

Tesslu alle 10:09 in:
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lunedì, 06 aprile 2009

TERREMOTO: CASAPOUND ITALIA AVVIA RACCOLTA AIUTI PER L'ABRUZZO



ultimo aggiornamento: 06 aprile, ore 15:47
Roma, 6 apr. (Adnkronos) - Coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua e tutti i beni di prima necessita', che possono servire alle popolazioni gravemente colpite dal terremoto in Abruzzo, verrano raccolti presso i centri di CasaPound Italia presenti su tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24, e messi a disposizione delle locali sedi della Protezione Civile. CasaPound Italia invita inoltre alla donazione del sangue presso i centri donazione presenti sul territorio.

Di seguito i luoghi ove si stanno allestendo in queste ore i punti raccolta:

ROMA - Via Napoleone III, 8
ROMA - Via degli Orti di Malabarba, 15
LATINA - Via XVIII Dicembre, 33
SULMONA - Corso Ovidio, 208
TORINO - Via Cellini, 22
MILANO - Via San Brunone, 17
MILANO - Via Pareto, 14
DOMODOSSOLA - Piazza della convenzione, 5
VERONA - Via Poloni, 30
BOLOGNA - Piazza di Porta Castiglione, 12
PISTOIA - Via Porta San Marco, 161
RIETI - Via Garibaldi, 139
AREZZO - Via San Lorentino, 51
FERENTINO(FR) - Via Guglielmo Marconi, 100
SORA(FR) - via lucio Gallio 9
ARNARA - via dei fossi snc
SALERNO - Via Galdo, 4
NAPOLI - Via degli Astronauti
AVELLINO - Via Circumvallazione, 55
AVELLINO - Piazza Trecine, 5
BARI - Via Garruba, 22
PALERMO - Via Tevere, 4
SASSARI - Via degli astronauti, 3
SIENA - Via Stalloreggi, 87
LAMEZIA TERME - piazza s.giovanni 17
TODI - Portici Comunali Piazza del Popolo
PARMA - Via Iacchia, 33
REGGIO EMILIA - Via Montefiorino, 10/h
BOLZANO - BAR8 - via Dalmazia 16 - 39100

Tesslu alle 20:33 in:
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mercoledì, 18 marzo 2009

 

Se volete avere maggiori informazioni andate qui!!! 

Tesslu alle 21:02 in: tesslu informa
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sabato, 14 marzo 2009

 

Ferma al semaforo in coda aspetto il verde... eccolo, è scattato!

La tipa davanti a me si ammira e rimira nello specchietto quindi non si è accorta che le auto son già partite...

io leggero colpetto sul clacson

lei continua a rimirarsi nello specchietto

il colpetto di clacson rivelatosi inutile viene sostituito da un bel sonoro colpo di clacson

lei abbassa gli occhi vede finalmente che è verde e che la coda davanti a lei è già partita da un pò e alza la mano facendomi un gestaccio...

io spalanco gli occhi... ma come non solo hai torto marcio in più mi fai anche un gestaccio? Maleducata e arrogante!

Altro semaforo...

lei sempre davanti a me, ma questa volta la sua attenzione si è spostata alle sue orecchie e con finezza inserisce il mignolo nell'orecchio e ci ravana dentro controllando poi il risultato degli scavi...

Maleducata, arrogante e pure zozza sei allora!!!

 

Tesslu alle 15:16 in: vita da ridere
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venerdì, 13 marzo 2009

Qui sono poco presente, lo so, ma quando ho visto questo video ho pensato a voi...

Un pazzo? Se la pazzia trascina la gente con risate, allora evviva la pazzia!

Prima di far partire il video, fermate la musica di sottofondo e buon divertimento... un pensiero con un sorriso!!!

 

Tesslu alle 23:44 in: blog, amicizia, regali
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